Una filiera a basso impatto

Verso la sostenibilità ambientale


La tutela dell’ambiente è da sempre ai vertici delle priorità di Amadori. Il Gruppo lavora per migliorare costantemente l’efficienza attraverso l’utilizzo ottimale di ogni fonte e risorsa e promuove la formazione continua di tutto il personale sulla corretta gestione degli aspetti ambientali.

Le società del Gruppo Amadori operano in modo da preservare e proteggere l’ambiente, impegnandosi nel raggiungimento di alcuni obiettivi strategici: la promozione e diffusione di una cultura ambientale, il monitoraggio costante del grado di raggiungimento degli obiettivi ambientali ed energetici prefissati, l’applicazione di un’attenta gestione dei rifiuti, l’utilizzo ottimale delle risorse naturali, prediligendo quando possibile l’impiego di tecnologie pulite o fonti energetiche rinnovabili.
Nei prossimi anni, il sistema di gestione ambientale ISO 14001 e il sistema di gestione energetico ISO 50001, già operativi rispettivamente in tre stabilimenti e in uno, saranno estesi a tutti i siti di trasformazione alimentare.
La filiera del Gruppo si articola in fasi differenti, caratterizzate da input e output produttivi specifici e distintivi; per monitorare e ridurre l’impatto associato a ciascuna di esse, il Gruppo Amadori si è dotato di un insieme strutturato e differenziato di sistemi.

La gestione della materia prima

La gestione degli impatti ambientali lungo la filiera inizia dalle materie prime utilizzate per la preparazione dei mangimi. Amadori si rifornisce di materie prime quali cereali (68%), proteine, oli, grassi e sottoprodotti della lavorazione dello zucchero. Nel 2020 ha acquistato 1.085.000 tonnellate di materie prime destinate alla produzione di mangimi.
Nel triennio oggetto di analisi (2018- 2020), grazie alla crescente disponibilità sul mercato locale di diversi sottoprodotti dei cereali, dell’industria dolciaria e della pasta, è stato possibile incrementarne i consumi, con ripercussioni positive sulla quota di materie prime, che caratterizzano il virtuoso approccio al tema della circolarità. Tra le materie prime rientrano anche la soia e i suoi derivati: per il loro approvvigionamento il Gruppo si impegna da anni ad acquistare soia certificata Rtrs (Round table on responsible soy association), uno standard finalizzata a promuovere la produzione e il commercio sostenibili di soia a livello globale.

L’impronta idrica

In termini di prelievi idrici, le attività legate alla zoomangimistica (parte di filiera che comprende mangimifici, incubatoi e allevamenti) hanno impatti ridotti rispetto alla trasformazione. Nel 2020, tali attività hanno portato a prelievi idrici pari a 228.643 m3, in aumento del 2% rispetto al 2019. Il prelievo, soprattutto nelle fasi di allevamento, è molto variabile e aumenta all’aumentare delle temperature esterne, sia per il beveraggio sia per il funzionamento dei sistemi di raffrescamento. Il 95% dell’acqua è prelevato da acquedotto, per uso sanitario e potabile per gli allevamenti, mentre il restante è prelevato dai pozzi per uso industriale dagli incubatoi e mangimifici.
La fase di trasformazione alimentare è sicuramente più impattante: nel 2020 il Gruppo ha prelevato 3.908.642 m3 di acqua, in leggero aumento rispetto al 2019 (+6%) a causa dell’aumento dei lavaggi dovuti all’emergenza da Covid-19. Il Gruppo ha comunque avviato da tempo una serie di iniziative finalizzate alla riduzione della propria impronta idrica, che comprendono il monitoraggio dei prelievi all’interno degli stabilimenti, sistemi di lavaggio efficienti per ridurre gli sprechi, l’utilizzo – ove possibile – di acqua di recupero proveniente dagli impianti di depurazione e impianti di potabilizzazione per il trattamento delle acque superficiali (a Cesena e Santa Sofia). Queste azioni hanno permesso al Gruppo di utilizzare acqua prelevata da corpi idrici superficiali – nello specifico acqua di fiume – per il 17% del totale, oltre a quella di recupero proveniente dai propri impianti di depurazione per un altro 17% del totale.


Approvvigionamento idrico nella fase di trasformazione



Il ciclo dei rifiuti

L’impegno del Gruppo nel recupero dei rifiuti ha portato a una crescita delle quantità di rifiuto inviate a recupero, a scapito di quelle inviate a smaltimento.
Per quanto concerne gli scarti dell’attività zoomangimistica – principalmente deiezioni animali, pari al 37%, e materiali da imballaggio (carta, plastica, legno, ecc.), pari al 26% – l’82% del totale viene inviato a recupero. Le deiezioni, in particolare, così come la pollina (un mix tra deiezioni animali e lettiera), possono essere utilizzati come ammendante organico o come biomassa combustibile. Il Gruppo si impegna a raccoglierle e trattarle, verificando regolarmente che lo spandimento nei campi da parte degli allevatori avvenga nel rispetto dei requisiti normativi, oltre a investire risorse in soluzioni alternative per la valorizzazione della pollina in un’ottica di circolarità degli elementi chiave della filiera avicola.
I rifiuti associati alle attività di trasformazione alimentare sono principalmente i fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti (73%) e materiali da imballaggio quali carta, plastica o legno (19%). L’impegno del Gruppo nel recupero ha portato a una crescita delle quantità di rifiuto inviata a recupero, passata dal 95% del 2019 al 99% del 2020.


Quota di rifiuti avviati a recupero o smaltimento